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giovedì 16 gennaio 2014

La dura vita del parassita

LA DURA VITA DEL PARASSITA

          I parassiti sono organismi che traggono vantaggio a spese di un altro organismo (l’ospite), non solo non dandogli niente in cambio ma creandogli anche un danno biologico (a differenza dei simbionti mutualistici che si aiutano a vicenda ,vedi post: insieme si può). 

        Sono dei furbastri egoisti quindi, che amano la vita comoda. Specialmente i parassiti interni, quelli che vivono all’interno dell’ospite non si devono preoccupare di variazioni di temperatura, di mancanza di acqua e scarsezza di cibo: l’ambiente interno di un organismo è mantenuto stabile dall’organismo stesso!

Però anche la vita dei parassiti non è tutta rose e fiori.

     Prima di tutto i parassiti devono imparare a tenere a bada la loro voracità: se danneggiano l’ospite fino a farlo morire in breve tempo restano a bocca asciutta! 
     Poi, siccome per ridurre la concorrenza con altri parassiti molti di loro si sono specializzati per sfruttare un certo ospite e non altri, hanno il problema di trovare e assicurare l’ospite giusto anche per la discendenza.
Per questo la maggior parte dei parassiti producono una enorme quantità di discendenti in modo da aumentare la possibilità che almeno una parte di essi incontri l’ospite adatto. Ma anche riprodursi molto costa energia!

        Spesso poi i parassiti hanno cicli vitali complessi che prevedono il passaggio in due o più ospiti diversi: nell’ospite detto intermedio, che è in genere il più danneggiato, si riproducono asessualmente per aumentare rapidamente il numero degli individui, mentre nell’ospite definitivo si riproducono sessualmente. Le uova fecondate o le larve che derivano dalla riproduzione sessuale devono poi, almeno in molti casi, essere emesse all’esterno per incontrare l’ospite intermedio e ricominciare il ciclo.
     Quindi oltre alla difficoltà di sopravvivere in un ambiente variabile,  nasce un nuovo duplice problema: come fare a passare da un ospite all’altro e come fare perché la progenie trovi l’ospite intermedio?

      Nel corso dell’evoluzione i parassiti si sono inventati di tutto 
per esempio:

    Il trematode Dicrocoelium riesce addirittura a modificare il comportamento delle  formiche che li ospitano costringendole ad attaccarsi con le mandibole a ciuffi d’erba in modo da essere più facilmente divorate dalle pecore. Le pecore, che sono l’ospite in cui il Dicrocoelium si riproduce sessualmente, poi ne emettono le larve insieme alle loro feci e nuove formiche si infetteranno.

    Il trematode Leucochloridium invece non modifica il comportamento delle chiocciole in cui si instaura, anche se occupa più di metà dello spazio entro il guscio, ma provoca una appariscente deformazione, appariscente  nel vero senso della parola! Si tratta infatti della deformazione delle antenne che sostengono il bulbo oculare della chiocciola le quali diventano grossissime e presentano delle strisce vistosamente colorate che le fanno assomigliare a dei bruchi. Questo rende le chiocciole più visibili ed appetibili per gli uccelli, che sono l’ospite definitivo del parassita.  Così gli uccelli ghiotti di bruchi scendono a terra e divorano la malcapitata chiocciola, anzi spesso divorano solo l’antenna lasciando viva ma molto malconcia la povera proprietaria. Con questo stratagemma i trematodi possono più facilmente completare il loro ciclo vitale e colonizzare nuovi ambienti: da soli o con le lumache andrebbero poco lontano! Con gli uccelli invece possono girare il mondo.

Per maggiori dettagli: www.L'orologiaio miope.com da cui è presa l'immagine, con molti ringraziamenti.




Le antenne di una chiocciola infestata dal   Leucochloridium paradoxum




Ma non crediate che una volta trovato un equilibrio tra le proprie necessità e la sopravvivenza dell’ospite, nonché aver trovato un sistema per facilitare il regolare svolgimento del ciclo, il parassita possa stare tranquillo e crogiolarsi in una vita beata: eh no!

Gli ospiti infatti non stanno lì a subire e basta. Cercano di difendersi, di trovare qualche trucco per rendere il rapporto col parassita meno dannoso. Così nel corso dell’evoluzione si svolge una sorta di "gara" in cui ogni specie coinvolta lotta per stare al passo, o per superare, l'altra. Come avviene nel rapporto preda predatore.
       Basti citare, a titolo di esempio, il caso di granchi predatori che riescono a rompere il solido  guscio di  certe  chiocciole terrestri  con le loro robuste chele. Prima dell'evoluzione di questi granchi la maggior parte delle chiocciole presentava gusci assai più fragili; ma la comparsa  dei granchi predatori le ha spinte a rinforzare l'esoscheletro, in parallelo al progressivo irrobustirsi delle chele dei predatori, in una lotta per la sopravvivenza. Oggi, dopo oltre 100.000.000 di anni, sono notevolmente aumentati, sia lo spessore medio del guscio delle chiocciole che la potenza e lo spessore delle chele dei loro predatori.